La nascita della associazione “Il Quinto Colle" prende spunto dalla constatazione di un disagio diffuso derivante da un crescente scollamento fra il palazzo delle istituzioni ed i cittadini, da un crescente senso di inadeguatezza delle risposte che, nella forma attuale, le forze politiche che governano il Comune hanno individuato per affrontare le esigenze e i bisogni espresse da comunità sempre più articolate e complesse.
Il nostro modello di crescita e sviluppo è entrato in una profonda crisi che investe non solo aspetti economici, ma anche sociali, ambientali e culturali. In sintesi è messa in discussione la qualità della vita delle nostre comunità.
Siamo convinti che si debbano aprire e percorrere strade nuove.
L’associazione nasce con la finalità di favorire un laboratorio di confronto e dialogo tra cittadini con esperienze culturali, politiche e religiose differenti.
Solo dal dialogo e dal confronto aperto fra esperienze diverse possono nascere strumenti e modalità di relazioni nuove che consentiranno il superamento di steccati ideologici, culturali e di interesse particolare, assumendo in pieno la consapevolezza che un mondo diverso non solo è possibile, ma necessario. Un progetto che non può che fondarsi su una nuova visione dei rapporti fra istituzioni e comunità avente una cornice di valori ideali di riferimento ben definiti.
I valori nei quali ci riconosciamo.
1) Ricerca e continuo
miglioramento della Qualità della vita della nostra comunità.
Siamo consapevoli che tale
risultato non è solo il frutto di un benessere economico diffuso, ma che ad esso
contribuiscono altri elementi essenziali quali la qualità delle relazioni tra
gli individui, tra essi e l’ambiente in cui vivono, l’ equità sociale, la
ricerca di uno sviluppo ottenuto in modo condiviso e sostenibile sia sul piano
ambientale, che su quello sociale ed economico.
Al riguardo, è nostra convinzione che l’ascolto delle diverse componenti della società, anche a livello locale, sia di fondamentale importanza al fine di orientare lo sviluppo della nostra comunità nel miglior modo possibile.
2) Cultura della solidarietà, responsabilità e cooperazione.
Non possiamo dimenticare che, sebbene nel nostro territorio la qualità della vita sia sostanzialmente buona, ci sono anche vicino a noi individui e gruppi sociali che non godono di un tenore di vita consono alle loro legittime aspettative.
Ricade, pertanto, su chi “sta meglio” la responsabilità di ampliare il più possibile lo stato di benessere, non solo prestando una presunta solidarietà verso i meno “fortunati”, ma mettendo in atto, in concreto, politiche che mirino al raggiungimento di quella “eguaglianza tra i cittadini” di cui tratta l’art. 3 della nostra Costituzione, il cui disposto riteniamo meriti di essere riportato per intero : “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese “.
Anche l’Amministrazione Comunale può e deve impegnarsi per realizzare questo obiettivo, poiché il benessere della comunità locale si misura, quindi deve andare di pari passo, con il benessere dei suoi cittadini.
L’amministrazione possiede strumenti che, se ben utilizzati, possono contribuire significativamente a realizzare quella equità sociale che dovrebbe essere alla base di ogni buona politica.
3) Per una politica del “buon
governo”
Perseguire la pratica di Buon Governo affinché ogni atto della pubblica
amministrazione sia riconoscibile per trasparenza , moralità, competenza e
professionalità. Obiettivo di ogni bravo pubblico amministratore deve essere in
ogni caso la ricerca del bene della collettività al di là degli interessi
particolari. Ogni scelta amministrativa pertanto deve essere il risultato di un
percorso di condivisione il più ampio e partecipato possibile. Ci rendiamo conto
che parlando di buon governo si potrebbe essere tacciati di eccesso di
pragmatismo, o peggio ancora di qualunquismo, ciò da chi pensa, sbagliando, che
il teorizzare il buon governo voglia dire ridurre la politica ad
amministrazione. Così
non è, in quanto la buona amministrazione è buona politica.
A nostro parere, il buon governo ha bisogno di nettezza ideale e di moderazione ideologica, oltre che di un progetto politico riconoscibile e adeguato alle sfide future.
Buon governo vuol dire moralità. Va riproposta l’importanza della questione morale.
Buon governo vuol dire amministratori della cosa pubblica competenti e integerrimi.
Ci piace pensare che ancor oggi sia possibile avere amministratori che si comportano, nel governo della “res publica” e nella vita di tutti i giorni, come Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica nel primo dopo guerra, nonché noto intellettuale di ispirazione liberale, il quale quando il suo cappotto aveva il colletto liso dal prolungato uso e dal tempo lo faceva riparare girandolo.
Vi sembra il nostro caso? In altre parole, Vi pare che per quanto attiene l’Amministrazione Comunale di Quattro Castella si possa parlare di buon governo?